VALERIA NOTO FANZONE: PROFONDO ROZZO E LO STUPIDO DISPREZZO PER LA DONNA

Valeria Noto Fanzone nel suo volume All’alba di ogni giorno, in Parra ‘na fimmina, L’omu e ‘a machina e Quella, redarguisce e strapazza lo stupido disprezzo per la donna, spesso proveniente dal profondo rozzo, omuncoli ipocritamente mascherati e nascosti dietro ‘amorevoli’ rapporti coniugali. Uomini che disprezzano quelle, ma che con quelle poi, meschinamente, si appartano.

13 ago 2018 - I futuristi non volevano (non vogliono) più saperne del passato e al massimo concedevano (concedono) alla bellezza femminile “che una volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda”. Preferivano (preferiscono) glorificare la guerra e il disprezzo della donna; combattere contro il moralismo e il femminismo. Non necessariamente seguaci e adepti di Filippo Tommaso Marinetti e delle sue Teorie futuriste, che probabilmente nemmeno conoscono, ma piuttosto spontanei estimatori del profondo rozzo, assertori della nuova bellezza: l’automobile ruggente, la velocità al volante, il nulla mescolato col niente… Il disprezzo della donna come unico ideale: la donna veleno, la donna ninnolo tragico, la donna fatale, chioma sognante e chiaro di luna.

E iu câ ti talìu, poviru omu, /nun ridu, no, ma ti cummisirìu, /
pirchì pensu câ tu, tuttu pigghiatu / di ‘ssa machina nova rimidiata…

E io che ti guardo, pover’uomo, / non rido, no, ma ti commisero, /
perché penso che tu, tutto preso / da quella macchina nuova rimediata…
neanche t’accorgi delle pene del mondo, / delle sofferenze e di tutte le ingiustizie di cui ogni uomo / è vittima impotente.
Tu per quella macchina sei impazzito, / credi di avere ormai risolto tutto, mentre ti scordi che la macchina, a volte, strumento di dolore rappresenta, perché chiude gli occhi /
a poveri innocenti / che non vedranno più mimosa in fiore.

Valeria Noto Fanzone nel suo volume All’alba di ogni giorno, in Parra ‘na fimmina, L’omu e ‘a machina e Quella con linguaggio ‘schietto e cortese’ redarguisce e strapazza lo stupido disprezzo per la donna che spesso proviene da personaggi tipologia profondo rozzo, omuncoli (omiceddi) che F. T. Marinetti non lo hanno mai ‘incontrato’ a scuola e nemmeno nei luoghi dove “in nome dei tuoi falsi desideri/ compri… carezze, baci, amore…/ Ma a lei non dai amore, oh no! / A lei concedi solo il tuo istinto bestiale, / il tuo disprezzo di uomo meschino”.

Personaggi che si aggirano nei meandri della società con tanto di stato di famiglia burocratico, ipocritamente protetto dietro relazioni d’amicizia e ‘amorevoli’ rapporti coniugali. Uomini che disprezzano quelle, ma che con quelle poi, meschinamente, si appartano. Forse per «vincere la tirannia dell’amore, l’ossessione della donna unica, il gran chiaro di luna romantico che bagna la facciata del Bordello?».


Tu, egoista, le togli questo suo diritto / e la condanni al ruolo di pattumiera;
la insulti, la batti, la uccidi. / Guardala per una volta / nel profondo dei suoi
occhi / e vi scorgerai il dolore, / il pianto, la disperazione, / di lei e di quelle come lei! / Per una volta, scoprila nella sua umanità / e tendile la mano. /
Solo allora potrò chiamarti Uomo.

In Parra ‘na fimmina, Valeria Noto Fanzone affronta il tema del disprezzo della donna e della donna oggetto (ieri relegata in cucina, a badare alla casa, sopportata dal marito, oggi sexy e ammiccante, oggetto di desiderio, delle attenzioni maschili) oggettu di disìu / pirchì l’omini ‘ccussì l’hannu cunsidirata: / ‘na cosa bedda pi’ darici vasati.

E invece no, invece io vi dico / che in questo petto c’è un cuore generoso,
un cuore pieno di bontà e d’amore, / come il mare e il cielo sconfinato.
In testa c’è intelletto che funziona, / c’è volontà capace di rivoltare
tutto il mondo e c’è saper fare, / serietà e giudizio a non finire.

Valeria Noto Fanzone si unisce alle artiste del ‘900 autrici di opere importanti (di norma relegate in secondo piano, perché donne) che hanno operato in ambiti come la pittura, il cinema, la letteratura e la poesia. La Noto entra di diritto ne L' Altra metà del Futurismo, che non si ferma agli anni ‘40 ma da là comincia e non si limita alle sole donne né alla sola poesia ma si protrae oltre il ‘68 e sconfina felicemente (ad esempio) nella canzone La bambola scritta da Franco Migliacci (autore di Volare), primo grande successo di Patty Pravo.
Per questo oggi, uomo, a te io dico: / attento a come parli, /
quando con disprezzo e leggerezza / l’onore delle donne butti giù!

Vediamo che Valeria Noto scrive parole analogamente pensate da Franco Migliacci:
Poi mi butti giù come fossi una bambola. / Non ti accorgi quando piango /
Quando sono triste e stanca tu / pensi solo per te.

Sì. La psicologia odierna chiarisce come il ‘modello culturale’ profondo rozzo possa buttare giù la donna, con effetti assai negativi sulla sua salute: depressione, disturbi alimentari o della sfera affettiva e perfino sul piano cognitivo e o dell’attenzione. Uno studio recente dell’università di Padova lo spiega e dimostra.

Pi’ chistu oggi, omu, a ttia ti dicu: / attentu a comu parri…
Chi ti conforta, uomo smidollato / quando perso ti senti nel mondo?
Chi ti consiglia, chi ti sta vicino / quando pensieri e mali senti in te?

Valeria Noto Fanzone non si lascia certo mettere “tra le dieci bambole che non ti piacciono più” ma con rotondità di pensiero e spiccata personalità etica e poetica lascia sulle pagine della sua raccolta All’alba di ogni giorno graffiti da leggere e meditare:  

E chi ti fa arrivare in paradiso
quando sei ancora vivo e peccatore?
Una donna è, non lo dimenticare.
Donna è la madre dei tuoi figli.

                                                Fimmina è la matri di tô figghi.
                                               Fimmina è tô matri e ti lu scordi.
                                               Fimmina fu tô matri e ti lu scordi.

Femmina è pure tua madre e te lo scordi.

                                                                               Mimmo Mòllica

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13 agosto 2018



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