LA LEGGENDA DI COLAPESCE: UN SUPEREROE ECOLOGISTA, ALTRO CHE PERDITEMPO

15 ago 2018 - … allora la leggenda di Colapesce andrebbe riscritta?
– «No, semmai riletta e raccontata a grandi e piccini, per riportare alla conoscenza o alla memoria un supereroe leggendario e non dei fumetti o dei cartoni animati, esempio di abnegazione, coraggio e nobiltà d’animo».
È il parere di Mimmo Mòllica, autore de La leggenda di Colapesce, filastrocca moderna di un’antica leggenda, pubblicata in ebook Amazon, in lingua italiana, in versi e strofe.

Per Mimmo Mòllica «i superpoteri di Colapesce non si limitano a sostenere un Regno che sta per crollare (la Sicilia), minato alla base dal fuoco…. Colapesce di Messina, nella leggenda popolare, –
commenta Mòllica – viene aspramente redarguito dalla madre perché rimette in mare un pesce morente, ridando vita alle creature cui lui, seppure umano, ormai appartiene e con cui trascorre buona parte del suo tempo, nuotando e immergendosi nelle profondità marine dello Stretto di Messina per ore, senza mai il bisogno di respirare».

«Colapesce, del resto, – dice Mimmo Mòllica – non è propriamente un nome pittoresco ma l’appellativo che Nicola si guadagna per le sue ‘disobbedienti prerogative’, trascorrendo la maggior parte del tempo in mare, fino a meritare la maledizione della madre: “Possa tu diventare un pesce”».

Maledizione che appartiene ad una delle tante versioni della leggenda di Colapesce, tramandata oralmente in Sicilia e in varie altre parti dell’Italia Meridionale. Nella stessa Sicilia, come sappiamo, Colapesce viene reclamato da più città come proprio concittadino (tra queste Siracusa e Palermo).
Nella versione messinese, Cola è un giovane del Faro, con genitore e fratelli dediti alla pesca, pescatori per campare, mentre lui non dimostra di voler seguire le orme paterne e fraterne ma di volere trascorrere il suo tempo in mare, lontano da casa, dove nessuno può vederlo. Piuttosto che contribuire all’economia familiare Cola non solo non va a pescare ma rimette in mare i pesci ancora vivi pescati dal padre e dai fratelli, guadagnandosi le rimostranze della madre che lo considera un perditempo.

«Il supereroe Colapesce tuttavia – continua Mimmo Mòllica – non passa il suo tempo combattendo contro esseri alieni e mostri marini, ma contro chi inquina l’ecosistema e il mare, avvelenatori, contaminatori. Colapesce lotta contro i disastri naturali, quelli sì, poiché è questo il suo grido d’allarme, che una delle tre colonne su cui poggia la Sicilia possa crollare da un momento all’altro, lasciando sprofondare per sempre la Sicilia e i siciliani: metafora che da sola basterebbe a fare di Colapesce un supereroe da celebrare e imitare».

«E allora, – aggiunge Mimmo Mòllica – come non immaginare un giovane illuminato, reso sensibile proprio dai suoi stessi ‘particolari’ superpoteri, Cola, supereroe contro le magagne degli uomini, contro lo scempio ambientale che ogni giorno si consuma e che rende sempre più fragile l’ecosistema, fino a minacciarne la sopravvivenza».

Colapesce – per Mimmo Mòllica – è un supereroe del gesto e non della parola. I suoi messaggi si concretizzano e si tramandano nei fatti, nella metafora e nello spirito di emulazione. «Lucio Dalla è un supereroe della parola, una ‘sirena’ dal canto ammaliatore, con le piume non nei piedi ma nell’ugola, abitante nel mar Tirreno (a Milo), la cui voce soave placava i marinai. Lucio Dalla non punisce con morte crudele «chi comanda, non disposto a fare distinzioni poetiche»; i potenti che vorrebbero controllare o abolire il pensiero, che però «come l'oceano, non puoi bloccare, non puoi recintare. Così stanno uccidendo il mare. Così stanno umiliando il mare». (Lucio Dalla, Com’è profondo il mare)

«Lucio Dalla come Colapesce, ha immerso la sua coscienza nelle profondità marine, laddove l’ecosistema svolge buona parte delle sue perfette funzioni per garantire l’equilibrio e dove l’uomo si ostina a distruggere, spargendo veleni d’ogni natura, d’ogni pericolosità. Colapesce da Messina testimonia l’eroismo e l’abnegazione dei siciliani, rimanendo per sempre nelle profondità del mare a sorreggere la colonna erosa dal fuoco che rischia di far crollare la sua amata Terra, la Sicilia. Cola studia e descrive il Pianeta attraverso le meraviglie e lo scempio dei mari (ieri come oggi); la ricchezza e il degrado (splendore e squallore) che si nascondono nelle immense profondità abissali, giacché l’uomo per sete di dominio e di potere, / vuol somigliare al Dio dell’infinito e vuole avere potere perfino sul nascere e il morire. L’uomo si esalta per onnipotenza, vorrebbe sovvertir pure la scienza, / comprare col denaro anche se stesso.

Colapesce studia e ‘sorregge la colonna’ del delicato ecosistema, minacciato dall’inquinamento e dall’inesorabile degrado dell’ambiente marino, che modificano la naturale condizione dell’ecosistema. Degrado causato dall’uomo e dalle sue attività sbagliate, sversando e immettendo nel mare sostanze tossiche in grado di procurare depressione del sistema immunitario e stravolgere perfino le funzioni riproduttive. Negli anni ’90 il morbillivirus diffusosi nel Mediterraneo si è poi diffuso nel mar Tirreno, nello Ionio e nell’Egeo. Sostanze molto difficili da degradare, tossiche e cancerogene, come il DDT, capace di alterare le funzioni ormonali e i processi riproduttivi in numerose specie del Mediterraneo: pesci spada, tonni rossi, stenelle striate, tursiopi, delfini e balenottere.

Altra enorme iattura sono la plastica e i rifiuti plastici che vengono a contatto con mammiferi marini, pesci, uccelli e tartarughe, sia in superficie che nelle profondità marine. Molte di queste creature finiscono per ingerire quantità di plastica, scambiandola per cibo. Ciò provoca la morte dell’animale per ostruzione del tratto digestivo, e conseguente inedia o soffocamento.

“Quanto è profondo il mare!”, disse Colapesce. Quanti misteri poi volle svelare di quell’ambiente a lui piuttosto ignoto. Vide che nei fondali c’era tanta vita, antri e crateri, che non è abisso di paurosi mostri. I mostri che ci posson spaventare / sono soltanto nella nostra mente. / Gli abissi oscuri a volte sono in noi, / fantasmi dell’inconscio e del pensiero, / figli della paura che non vuoi, / quando smarriam la rotta ed il sentiero.

Il mistero più grande della Terra,
è regolare il clima del Pianeta,
stemperando emissioni di gas serra,
ma l’uomo pensa solo alla moneta.

Il problema della plastica è attualmente oggetto di intense ricerche in quanto, sembra ormai certo che rilasci col tempo micro e nano plastiche in grado di penetrare all’interno degli animali e di accumularsi.

E Lucio Dalla severamente accusa:

«Così stanno bruciando il mare,
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare,
così stanno piegando il mare».

Ornella Fanzone
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