COLAPESCE COME LUCIO DALLA: COSÌ STANNO UMILIANDO IL MARE

14/08/2018 - In Com’è profondo il mare, Lucio Dalla lancia un duro atto d’accusa verso chi “sta cercando di farci annegare”. Lucio Dalla ritiene che l’uomo discenda dai pesci e lo asserisce: “Frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti, assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare”.
La leggenda di Colapesce di Mimmo Mòllica, filastrocca moderna di un’antica leggenda, ripercorre e dà (nuova) voce alle imprese di questo «eroe popolare» che sono “dramma collettivo di questo mondo”, mutuando i versi di Lucio Dalla. Com’è profondo il mare è moderna testimonianza, trascinante omaggio e condivisione al leggendario Colapesce e alla stessa leggenda, per spiegare la cui metafora è necessario immergersi nelle profondità marine assieme al ‘ragazzo di Messina’, in cerca dell’unico tesoro cui Cola è veramente interessato: rendere mari e mondo più accoglienti ed il Pianeta sempre più civile; dare un mondo migliore ai discendenti.

Mimmo Mòllica ha riscritto in versi e strofe ed in lingua italiana, la leggenda del ragazzo di Messina, figlio del mare di Sicilia bella. Mòllica immagina Cola intento a indagare il mare e i misteri delle profondità marine (racconta alle onde i suoi segreti e il mare come amico l’ascolta...) trascorrendo il tempo tra le onde, per riaffiorare dopo ore, scoprendo le bellezze ma pure le bruttezze degli abissi.

Colapesce da Messina testimonia l’eroismo e l’abnegazione dei siciliani, rimanendo per sempre nelle profondità marine a sorreggere la colonna erosa dal fuoco che rischia di far crollare la sua amata Terra, la Sicilia. Cola studia e descrive il Pianeta attraverso le meraviglie e lo scempio dei mari (ieri come oggi); la ricchezza e il degrado (splendore e squallore) che si nascondono nelle immense profondità abissali, giacché l’uomo per sete di dominio e di potere, / vuol somigliare al Dio dell’infinito e vuole avere potere perfino sul nascere e il morire. L’uomo si esalta per onnipotenza, vorrebbe sovvertir pure la scienza, / comprare col denaro anche se stesso.

Colapesce studia e ‘sorregge la colonna’ del delicato ecosistema, minacciato dall’inquinamento e dall’inesorabile degrado dell’ambiente marino, che modificano la naturale condizione dell’ecosistema. Degrado causato dall’uomo e dalle sue attività sbagliate, sversando e immettendo nel mare sostanze tossiche in grado di procurare depressione del sistema immunitario e stravolgere perfino le funzioni riproduttive. Negli anni ’90 il morbillivirus diffusosi nel Mediterraneo si è poi diffuso nel mar Tirreno, nello Ionio e nell’Egeo. Sostanze molto difficili da degradare, tossiche e cancerogene, come il DDT, capace di alterare le funzioni ormonali e i processi riproduttivi in numerose specie del Mediterraneo: pesci spada, tonni rossi, stenelle striate, tursiopi, delfini e balenottere.
Altra enorme iattura sono la plastica e i rifiuti plastici che vengono a contatto con mammiferi marini, pesci, uccelli e tartarughe, sia in superficie che nelle profondità marine. Molte di queste creature finiscono per ingerire quantità di plastica, scambiandola per cibo. Ciò provoca la morte dell’animale per ostruzione del tratto digestivo, e conseguente inedia o soffocamento.

“Quanto è profondo il mare!”, disse Colapesce. Quanti misteri poi volle svelare di quell’ambiente a lui piuttosto ignoto. Vide che nei fondali c’era tanta vita, antri e crateri, che non è abisso di paurosi mostri. I mostri che ci posson spaventare / sono soltanto nella nostra mente. / Gli abissi oscuri a volte sono in noi, / fantasmi dell’inconscio e del pensiero, / figli della paura che non vuoi, / quando smarriam la rotta ed il sentiero.


Il mistero più grande della Terra,
è regolare il clima del Pianeta,
stemperando emissioni di gas serra,
ma l’uomo pensa solo alla moneta.

Il problema della plastica è attualmente oggetto di intense ricerche in quanto, sembra ormai certo che rilasci col tempo micro e nano plastiche in grado di penetrare all’interno degli animali e di accumularsi.
E Lucio Dalla severamente accusa:

«Così stanno bruciando il mare,
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare,
così stanno piegando il mare».

Così Colapesce:

Guardare avanti è giusto se la meta / è degna perché rispondente al bene, / utile non soltanto alla moneta / e a tutto ciò che al potere conviene.

Ma a volte l’uomo manca al suo dovere,
violare vuol, tradire ed oltraggiare
la libertà degli altri col potere,
complice la tendenza a sopraffare:
corruzione e denaro insanguinato,
violenza, mafia, frodi e malaffare
potere iniquo e pezzi dello Stato.

Cola così descrisse al Re quel mondo, mostrando in mano il fuoco incandescente. Quindi discese ancora e sparì in fondo, lontano dal regnante e dal potente.

«Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche. Il pensiero, come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Così stanno uccidendo il mare. Così stanno umiliando il mare». (Lucio Dalla, Com’è profondo il mare)

Ornella Fanzone

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