TEATRO MESSINA: „IL SOVRINTENDENTE NON HA RISPETTATO I CANONI DELL'ERMENEUTICA CONTRATTUALE“

Nota del sindacato COBAS – CODIR sulle ultime vicende del Teatro Vittorio Emanuele di Messina
Messina, 16/05/2016 - Alla luce delle vicende che hanno, ancora una volta, turbato l’attività del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, culminate con le dimissioni del sovrintendente, il sindacato COBAS-CODIR, l‘organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa presso la Regione Siciliana ed Enti collegati, ritiene inaccettabile l’operato di coloro che occupano ruoli di vertice, chiamati in questa fase a dimostrare un particolare senso di responsabilità. Non si può, nel caso specifico, accettare che il dott. Saija, oltreché sovrintendente, ricoprisse il ruolo di direttore generale, ignorando volutamente i limiti imposti dalla legge istitutiva del 1995 e dallo statuto dell’Ente Teatro.

L’ex sovrintendente, così facendo, ha operato scelte arbitrarie, unilaterali, che invece si sarebbero dovute adottare secondo il metodo della concertazione sindacale, prevista dal vigente C.C.R.L.. Tutto ciò, è avvenuto a dispetto della legge e soprattutto delle più elementari regole del buon senso, nonchè a discapito dei lavoratori del Teatro, seguendo la tendenza, purtroppo ormai diffusa, di operare nel segno di una sbandierata “efficienza”, collegata ad un’apparente “politica del fare” che provoca, invece, gli effetti opposti, in quanto segue logiche contrarie alla condivisione e alla partecipazione che porterebbero alla ricerca di un interesse comune tra tutte le componenti del Teatro.

Questo sindacato contesta vivamente l’adozione della Delibera n. 17 del 18 Aprile 2016, votata dal c.d.a., concernente “Misure urgenti per la funzionalità degli uffici e per il perseguimento degli obiettivi strategici del Teatro”, nel momento in cui l’Ente è ancora inadempiente nell’approvazione del bilancio consuntivo 2015 e del preventivo 2016. In tale provvedimento è previsto, tra l’altro, il conferimento di incarichi a titolo gratuito a soggetti esterni in quiescenza, richiamando il comma 9 dell’art. 5 del D.l. 6.7.2012 n. 95, convertito nella Legge 7.8.2012 n. 135. Quest’ultima legge dà libertà di valutazione e interpretazione dei ruoli da ricoprire all’interno di un ente pubblico-economico con personalità giuridica di diritto privato, laddove invece i dipendenti appartengono ad un ente pubblico non economico con personalità giuridica di diritto pubblico.

Le responsabilità investono anche il presidentre Maurizio Puglisi, come responsabile legale dell'EAR, ed ancor di più il c.d.a., che ha votato e fatto propria quella delibera.

Il sovrintendente, a livello sindacale, non ha rispettato i canoni dell'ermeneutica contrattuale, applicando solo in minima parte ciò che riguarda l'aspetto giuridico ed economico del nuovo inquadramento, con una perdita, per il personale, rispetto al contratto precedente, che varia da 4000 a 6000 euro annui, in base alla categoria e al profilo economico, per un ammontare annuo complessivo di 300 mila euro che l'ammistrazione ha inserito come attivo di bilancio.

A sua volta, il c.d.a. non può deliberare atti di approvazione dell’equiparazione ed al contempo ignorare completamente un D.L. emanato dalla giunta regionale, firmato dal presidente Crocetta, o deliberare la sospensione del trattamento economico per le mansioni superiori riconosciute da apposite sentenze giuridiche, ignorando completamente l’articolo 31 della legge 7.3.1997 n° 6 che riguarda la parificazione del personale del teatro a quello regionale. Tale norma recita testualmente che la somma percepita in più a parità di livello viene congelata per essere mantenuta come assegno ad personam, riassorbibile con i futuri miglioramenti. Così facendo, l’ente, fino a quando non avrà ricostruito gli avanzamenti di carriera dei dipendenti sia in senso orizzontale che verticale, non può detrarre anticipatamente tale trattamento economico.

Il personale del Teatro ha sempre dimostrato un grande spirito di abnegazione nello svolgimento dei propri compiti, nonostante i disagi registrati in talune situazioni che hanno previsto e prevedono talvolta collocazioni in posizioni inadeguate e rischiose, come nel caso di chi opera al botteghino e maneggia denaro.

Per le ragioni di cui sopra, si chiede l’applicazione immediata del contratto regionale in tutte le sue parti, dall’attuazione del D.P. n° 10 del 22 giugno 2001 - come affermato dalle ultime sentenze giuridiche - all’approvazione delle P.E.O. del 2005 e del 2008, obbligatorie per legge, oltre all’applicazione della tabella L riguardo al salario accessorio.

IL Segretario Provinciale
Santi Smedile

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