LO GUARRACINO, NELLA FILASTROCCA DI MIMMO MÒLLICA LA GUERRA CONTRO L’ECOSISTEMA MARINO

«La filastrocca del Guarracino» di Mimmo Mòllica, storia di pesci e di coltello tra spose promesse e chi non le mantiene. Riscritta in lingua italiana la canzone del Guarracino,di Anonimo del '700,  "fra le cose più fresche, più festive, più colorite, più saporose e sarei a dire più odorose, della poesia semipopolare o semidotta che dir si voglia".  

11/07/2018 - Benedetto Croce definì Lo Guarracino "una singolare fantasia, capricciosa e graziosa e di un brio indiavolato". Gino Doria, avvocato, giornalista e studioso, la classificò "fra le cose più fresche, più festive, più colorite, più saporose e sarei a dire più odorose, della poesia semipopolare o semidotta che dir si voglia".
Nella filastrocca del Guarracino, riscritta in lingua italiana da Mimmo Mòllica, la guerra tra pesci fa parte di una fantasiosa pantomima godibile e geniale. A rovinare tutto è la Patella che fa la spia all’Alletterato, primo e vecchio fidanzato dalla Sardella, che sentendosi soppiantato per una promessa di matrimonio procurata dalla ruffiana Bavosa, scatena la sua artiglieria sul focoso Guarracino, rivale in amore.

L’Alletterato, saputa la magagna, corre a casa ad armarsi fino ai denti e sono mazzate a milioni, pugni, papagni e ceffoni, schiaffi, cazzotti e scoppoloni, randellate e sganassoni. Inizia così una rissa furibonda nei fondali marini alla quale prendono parte amici e parenti, i pesci si schiereranno con l’uno o con l’altro. Una rissa tra pesci, d'ogni ceto e d'ogni nazione, tanto fantasiosa e irreale quanto divertente e poetica. Se violenza, guerra e odio devono essere raccontati nella cruda realtà non è certo la filastrocca del Guarracino la canzone dell’odio, tutt'altro.

L’odio ha scritto troppe pagine di cruda storia; genera rovine e scoppi, il Guarracino genera solo scoppi di… risate, semmai. Nella filastrocca del Guarracino la guerra tra pesci fa parte di una fantasiosa pantomima godibile e geniale. Se la Patella ha la vista lunga, perché vede bene le intenzioni della Sardella e va a riferire subito all’Alletterato, l’Odio sarebbe cieco, la collera sorda, la vendetta amara. Si dice che l’odio è cieco e invece ha “ha la vista acuta del cecchino e guarda risoluto al futuro, mira e guarda e vede lontano” (W. Szymborska).

Così la filastrocca che Mimmo Mòllica ha riscritto in lingua italiana riveste interesse scientifico e didattico, sollecitando una serie di (amare) considerazioni sulla salvaguardia dell’ecosistema marino come patrimonio troppo spesso maltrattato e minacciato.
La riscoperta del nostro patrimonio culturale attraverso le filastrocche o la musica popolare napoletana (in questo caso), non si limita agli organismi marini come testimonianza della biodiversità di un ecosistema presente e passato; biologia marina, folklore e letteratura popolare divengono strumento e metafora, contro l’inquinamento delle acque costiere e lo sfruttamento irrazionale delle risorse ittiche, alcune delle quali sono oggi sempre più rare mentre altre (aliene) mai incontrate prima d’ora, se ne presentano.

Lo Guarracino si fa così attore protagonista di una commedia dell’arte destinata a denunciare al mondo la distruzione dell’ecosistema marino, l’inquinamento delle acque costiere e lo sfruttamento irrazionale delle risorse ittiche; la sempre maggiore rarefazione delle specie ittiche: le vere minacce, la vera violenza!
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«La filastrocca del Guarracino»
di Mimmo Mòllica
Storia di pesci e di coltello tra spose promesse e chi non le mantiene
Filastrocche una alla volta
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