POVERTÀ: CALABRIA E SICILIA AI PRIMI DUE POSTI DEL DEGRADO

La Calabria, discostandosi significativamente dalla media, presenta il valore più elevato di povertà (35,3%), seguita da Sicilia (29,0%) e Campania (24,4%). La Puglia mostra un incremento dell’incidenza di povertà relativa rispetto al 2016 (da 14,5 a 21,6%), in linea con la ripartizione del Mezzogiorno (da 19,7 a 24,7%).

26/06/2018 - L’istruzione continua a essere fra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà assoluta. Si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare (da 8,2% del 2016 al 10,7%); tale valore è il più alto osservato nell’intera serie storica a partire dal 2005. Le famiglie con persona di riferimento almeno diplomata, mostrano valori dell’incidenza molto più contenuti, pari al 3,6%.

Fra le famiglie con persona di riferimento occupata e dipendente, si confermano i valori più elevati di incidenza di povertà assoluta se la condizione professionale è quella di ‘operaio e assimilato’ (11,8%); l’incidenza di povertà cresce in generale fra i non occupati (da 6,1% del 2016 al 7,7%) e raggiunge il valore massimo tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (26,7%); mentre permane al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,2%).

Il territorio mostra differenti profili di disagio. Rispetto al 2016, le famiglie residenti nelle periferie delle aree metropolitane e nei grandi comuni del Nord vedono peggiorare la propria condizione, con un’incidenza di povertà assoluta che si porta a 5,7% da 4,2% del 2016. Nel Mezzogiorno, invece, cresce l’incidenza di povertà assoluta nei centri delle aree metropolitane (da 5,8% del 2016 a 10,1%) e nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (da 7,8% al 9,8%).

Nel 2017 l’incidenza di povertà assoluta si mantiene più contenuta, e al di sotto del valore medio, tra le famiglie di soli italiani (5,1%), sebbene in aumento (era 4,4% nel 2016), soprattutto nel Mezzogiorno (da 7,5% nel 2016 a 9,1% nel 2017). Si attesta invece su valori molto elevati tra le famiglie con componenti stranieri: 29,2% in quelle di soli stranieri, che riportano valori superiori al 20% in tutte le ripartizioni, con il Mezzogiorno che supera il 40%. Per le famiglie miste il valore dell’incidenza è pari a 16,4, in calo rispetto al 2016.

Le soglie di povertà assoluta
Le soglie di povertà assoluta rappresentano i valori rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla assolutamente povera o non povera. Ad esempio, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 826,73 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 742,18 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 560,82 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno.

Cresce anche la povertà relativa, soprattutto nel Mezzogiorno
La stima dell’incidenza della povertà relativa (percentuale di famiglie e persone povere) viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà), che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia di povertà per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile pro-capite nel Paese, e nel 2017 è risultata di 1.085,22 euro (+2,2% rispetto al valore della soglia nel 2016, quando era pari a 1.061,35 euro).

Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore sono classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza, che tiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti.

Nel 2017, si stima siano 3 milioni 171mila le famiglie in condizione di povertà relativa (con un’incidenza pari a 12,3% tra tutte le famiglie residenti), per un totale di 9 milioni 368mila individui (15,6% dell’intera popolazione). Di questi, 4 milioni 669mila sono donne (15,1%), 2 milioni e 156mila sono minori (21,5%) e quasi 1 milione e 400mila anziani (10,5%) (Prospetti 9 e 10).

Nel dettaglio territoriale, Valle d’Aosta (4,4%), Emilia-Romagna (4,6%), Trentino Alto Adige (4,9%), Lombardia (5,5%), Toscana (5,9%), Veneto (6,1%), Piemonte (6,8%), Friuli Venezia Giulia (6,9%), Trento (7,8%), Lazio (8,2%), Liguria (8,5%) e Marche (8,8%) mostrano i valori più bassi dell’incidenza di povertà relativa e inferiori alla media nazionale (Prospetto 16). La Calabria, discostandosi significativamente dalle altre regioni del Mezzogiorno e dalla media di ripartizione, presenta il valore più elevato (35,3%), seguita da Sicilia (29,0%) e Campania (24,4%). La Puglia mostra un incremento dell’incidenza di povertà relativa rispetto al 2016 (da 14,5 a 21,6%), in linea con la ripartizione del Mezzogiorno (da 19,7 a 24,7%).

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