PATTI: QUANDO IL GIOVANE MANFRÈ CORREVA IN BICICLETTA E IL TRAFORO DEL CALAVÀ INGHIOTTIVA FAUSTO COPPI

Una storia di vita e di una città, Patti, domenica 29 alle ore 18 all’Auditorium comunale di piazza Mario Sciacca a Patti. A raccontarla lo scrittore Giuseppe Alibrandi con “ Il volo dell’Airone e il canto del tenore”. A seguire spezzoni del giro d’Italia del 1954 e canzoni della band Manfrè-Magistro
Patti, 28/12/2013 - Com’era Capo Calavà quando il giovane Manfrè correva in bicicletta o faceva il giro vespistico dopo aver smesso di correre e continuò a vivere tra corse e biciclette? Era anche il tempo di quando il giro di Sicilia per professionisti e dilettanti del 1936 arrivava a Patti e per dormire i ciclisti tornavano a Gioiosa Marea trovando un letto per dormire.
O il traforo del Calavà inghiottiva i corridori compreso il grande Fausto.
Vai Coppi, vai campionissimo
Nessuno ti verrà a prendere
Sullo stradone di sampietrini
Nel traforo del Calavà.
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Una storia di vita e di una città, Patti, che andrà in scena domenica 29 alle ore 18 all’Auditorium comunale di piazza Mario Sciacca a Patti. A raccontarla lo scrittore Giuseppe Alibrandi con “ Il volo dell’Airone e il canto del tenore”. A seguire spezzoni del giro d’Italia del 1954 e canzoni della band Manfrè-Magistro.

Un giorno, quando Alfredo teneva bottega a San Giorgio, davanti ai ricordi del padre corridore ciclista e costruttore di bici, mi sono candidato a scrivere questa storia ed ho atteso fino a quando non ho avuto tra le mani l’album con “I miei ricordi più cari” con la collezione di foto, articoli di giornali, programmi di gare ciclistiche, inviti a gare che il padre carmelo raccoglieva. Tra le firme spiccava quella di Nibo, Nino Bonsignore, giornalista sportivo al tempo del giro dei Nove comuni.
Questi ricordi o storie di famiglia, oggi fanno parte della storia, grazie alla famiglia che ha acconsentito che lo diventasse. Senza questi gesti non è possibile fare storia nè tantomeno il museo della storia. E’ la testimonianza di uno che ha lavorato con gli archivi che custodiscono la memoria storica.
Patti è la città dove sono andato ad abitare per tredici anni in via Magretti 157, divenendo parte della mia vita e più che una città attaccata alle terga sgretolate di una vecchia collina mi ha sempre dato la suggestione marinettiana di una città pronta a fare le prove generali per andare in scena. Piazza Giardina è la scena con la sua doppia funzione di spazio pubblico e di teatro all’aperto dove è andato in scena il Giro d’Italia del 1954 con le scommesse tra coppiani e bartaliani, il salotto letterario con Saggio Quasimodo e gli altri poeti frequentaori del ristorante di don Tindaro Donzì. La cavea è questo ordine di spazi -Via Magretti è uno di questi spazi- addossati al pendio naturale della città che si affacciano sulla piazza abbracciandola, il salotto buono dove il pubblico recita da protagonista in doppiopetto.

I percorsi di memoria aiutano a ripercorrere il passato, ma non già per cadere in depressione, ma per immaginare come potrebbe essere il nostro futuro con l’esperienza del passato, perchè è questa vita a non avere limiti e a consentirci, come ai campioni del passato, di volare.



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